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Partita IVA consulenti in forfettario: guida pratica 2026

A cura di Redazione ForfettarioProAggiornato il 6 min di lettura

Contenuto informativo, non è consulenza fiscale.

Che tu sia un consulente di marketing, un temporary manager o un consulente aziendale, vendi competenze: pochi costi, margini alti e una struttura leggera. Nel 2026 il regime forfettario è per molti consulenti la scelta più naturale, grazie a una tassazione ridotta e a una gestione semplice. Il mondo della consulenza ha però alcune particolarità fiscali e previdenziali da conoscere prima di aprire la partita IVA: ecco quelle che contano davvero.

1. I codici ATECO per la consulenza

La prima scelta è il codice ATECO che descrive ciò che fai davvero. Dal 1° aprile 2025 sono in uso i codici ATECO 2025. Tra i più diffusi per i consulenti ci sono:

  • 70.20.09 – Attività di consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a. (prima: 70.22.09). È il codice di riferimento per la consulenza aziendale generica: strategia di business, riorganizzazione aziendale, ottimizzazione dei processi.
  • 73.11 – Agenzie pubblicitarie. Include l'ideazione di campagne pubblicitarie (73.11.01) e la conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (73.11.02): è la famiglia di codici più vicina a chi si occupa di lead generation, digital marketing, branding o gestione dei canali social. Prima di indicare il codice verifica sulla tabella ATECO 2025 la corrispondenza esatta per la tua attività.

I consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede (ex promotori finanziari) svolgono un'attività regolamentata, con iscrizione a un albo, un codice dedicato (nella classificazione ATECO 2007, il 66.19.21) e regole previdenziali proprie. Non rientrano nei casi generali di questa guida e conviene confrontarsi con un professionista.

Per i collegamenti tra vecchi e nuovi codici puoi consultare la tavola di raccordo dell'ISTAT.

2. Tasse e spese: il coefficiente al 78%

La consulenza ha pochi costi vivi: qualche software, abbonamenti cloud, trasferte, la manutenzione dei dispositivi. Per questo le divisioni ATECO della consulenza gestionale (70), della pubblicità (73) e dei servizi finanziari (64–66) rientrano nel gruppo con coefficiente di redditività del 78%. Significa che:

  • il 22% degli incassi è considerato spesa presunta e non concorre al reddito;
  • il restante 78% è il reddito forfettario, su cui si calcolano contributi e imposta.

L'imposta sostitutiva è del 5% per i primi cinque anni, se rispetti i requisiti da nuova attività, e del 15% negli anni successivi. Per capire come si determina il coefficiente consulta la guida ai coefficienti di redditività.

3. Previdenza: Gestione Separata o Commercianti?

I consulenti senza un albo con cassa autonoma si iscrivono, di norma, alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l'aliquota è:

  • 26,07% se non hai altre coperture previdenziali obbligatorie;
  • 24% se sei anche dipendente, pensionato o assicurato presso un'altra forma di previdenza obbligatoria.

La Gestione Separata non ha un contributo minimo fisso: se non incassi, non versi. Questa è la regola generale, ma l'INPS inquadra l'attività in base a ciò che fai concretamente, e non tutte le attività di consulenza finiscono nella Gestione Separata.

AttivitàGestione INPS più frequenteContributi
Consulenza gestionale (70.20.09)Gestione SeparataSolo in percentuale sul reddito
Ideazione di campagne pubblicitarie (73.11.01)Gestione Separata, se prevale l'attività intellettualeSolo in percentuale sul reddito
Conduzione di campagne di marketing (73.11.02)Spesso Gestione Commercianti, a seconda di come è organizzata l'attivitàContributi minimi fissi anche con ricavi bassi o nulli; per i forfettari è possibile chiedere una riduzione del 35%

Attenzione. Se la tua attività è più operativa che intellettuale (per esempio gestisci campagne per conto dei clienti con una struttura di impresa), il costo fisso dei contributi può cambiare molto. Prima di aprire la partita IVA verifica con l'INPS o con un commercialista quale gestione ti riguarda.

4. Forfettario o regime ordinario: cosa cambia per un consulente

Nessuna ritenuta d'acconto

Nel regime ordinario i clienti che sono sostituti d'imposta trattengono il 20% dal compenso, come acconto sulle tue imposte. Non è un costo definitivo, ma ti anticipa un'uscita e ti fa incassare meno di quanto fatturi. Nel forfettario incassi l'importo per intero, a condizione che in fattura sia indicato che il compenso non è soggetto a ritenuta (art. 1, comma 67, L. 190/2014): una liquidità immediata maggiore per finanziare l'attività o la tua formazione.

L'effetto dell'esenzione IVA sul prezzo

In regime forfettario non aggiungi l'IVA alle tue parcelle.

  • Se lavori con aziende (B2B): per loro è indifferente, perché con la partita IVA l'imposta è detraibile.
  • Se lavori con privati, associazioni o enti che non detraggono l'IVA: a parità di compenso per te, un consulente in regime ordinario deve aggiungere il 22% e fa pagare 122 € dove tu fai pagare 100 €. In altre parole il tuo prezzo finale è circa il 18% più basso.

Adempimenti più leggeri

Niente registri IVA, niente liquidazioni e dichiarazioni IVA, nessuna IRAP e nessun indice sintetico di affidabilità fiscale (ISA).

5. Il calcolo in pillole: 50.000 € di incassi

Ipotizziamo un consulente che incassa 50.000 € in un anno nella Gestione Separata (26,07%) con imposta sostitutiva al 5%.

PassaggioCalcoloImporto
Reddito lordo50.000 € × 78%39.000,00 €
Contributi INPS39.000 € × 26,07%10.167,30 €
Reddito su cui si applica l'imposta39.000 € − 10.167,30 €28.832,70 €
Imposta sostitutiva al 5%28.832,70 € × 5%1.441,64 €

Tra contributi e imposta versi 11.608,94 €, circa il 23% degli incassi. Ti restano circa 38.391 € all'anno, cioè circa 3.199 € al mese.

Dal sesto anno, con imposta al 15%, l'imposta sale a 4.324,91 €, il carico totale a 14.492,21 € (circa il 29%) e ti restano circa 35.508 € all'anno, cioè circa 2.959 € al mese.

Nota. Il calcolo suppone che i contributi calcolati sul reddito dell'anno coincidano con quelli versati e dedotti nello stesso anno. In realtà si deducono i contributi effettivamente versati nell'anno (principio di cassa), quindi nel tuo caso l'importo può differire. Se rientri nella Gestione Commercianti, contributi e importi sono diversi. Per le scadenze di saldo e acconti leggi la guida agli F24 di giugno e novembre.

6. Due insidie da controllare

  • Il cliente è (o era) il tuo datore di lavoro. Se svolgi l'attività prevalentemente nei confronti di un datore di lavoro attuale o di uno con cui hai avuto un rapporto nei due anni precedenti, o di soggetti a lui riconducibili, non puoi applicare il forfettario. È il caso tipico di chi lascia un ruolo da dipendente o dirigente e continua a collaborare con la stessa azienda come consulente.
  • Le soglie di ricavi. Superati gli 85.000 € incassati nell'anno, dall'anno successivo passi al regime ordinario; oltre i 100.000 € l'uscita è immediata, nello stesso anno. Per il quadro completo di requisiti, soglie e cause di esclusione leggi la guida completa al regime forfettario.

Fonti e approfondimenti ufficiali

Contenuto informativo

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale, legale o previdenziale. Gli esempi numerici sono semplificati e non tengono conto di tutte le situazioni individuali. Norme, aliquote e scadenze possono cambiare: prima di decidere verifica le fonti ufficiali citate nell'articolo e confrontati con un commercialista.

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